Il Nicollum

Le tappe che hanno formato la redazione

Dalla prima pagina di commenti alla struttura attuale: come Il Nicollum ha costruito nel tempo un presidio editoriale indipendente, tra inchieste giudiziarie, rassegne ragionate e firme che non hanno mai smesso di discutere.

  1. 2009

    Nasce la pagina degli editoriali

    Un foglio a tiratura ridotta, distribuito a Campobasso e provincia, con tre commenti firmati e una rubrica fissa sulla cronaca giudiziaria locale. La redazione contava quattro persone e un archivio di ritagli.

  2. 2012

    La rassegna stampa diventa quotidiana

    Viene introdotta la selezione ragionata dei titoli del mattino, con confronto tra testate di orientamento diverso. Da qui prende forma il metodo di lettura critica delle fonti che ancora oggi guida il lavoro redazionale.

  3. 2016

    Arrivano le firme esterne

    Magistrati in pensione, avvocati e docenti di diritto costituzionale iniziano a collaborare con commenti firmati. La pagina si allarga al dibattito civile nazionale, mantenendo il taglio analitico e il rifiuto del commento urlato.

  4. 2019

    Un codice deontologico interno

    La redazione adotta regole scritte su cronaca nera e cronaca giudiziaria: limiti alla pubblicazione di particolari non necessari, tutela delle vittime, verifica incrociata delle fonti processuali prima di andare in pagina.

  5. 2022

    L'archivio storico diventa consultabile

    Oltre un decennio di editoriali, rassegne e analisi viene ordinato per tema e per anno. Ricercatori, studenti e lettori abituali possono ricostruire il percorso di singole vicende giudiziarie attraverso i commenti pubblicati nel tempo.

  6. Oggi

    Un presidio di opinione indipendente

    La struttura resta volutamente snella: poche firme stabili, collaboratori scelti, nessuna dipendenza da gruppi editoriali. L'obiettivo non è la velocità della notizia, ma la qualità del commento e la tenuta del dibattito pubblico.

Ogni passaggio ha lasciato traccia nelle pagine pubblicate: chi vuole leggere il percorso per intero lo trova nell'archivio, ordinato per anno e per tema.

Una testata che sceglie di rallentare, leggere le carte e restituire al lettore il contesto prima del giudizio.

Perché esiste Il Nicollum

Il punto di partenza Il dibattito pubblico italiano si consuma spesso in poche ore, tra titoli di apertura e commenti sovrapposti. Noi partiamo da un gesto più lento: leggere gli atti, confrontare le fonti, distinguere il fatto accertato dall'ipotesi. È un lavoro poco appariscente, ma è l'unico modo per non lasciare che la cronaca giudiziaria diventi spettacolo.
Chi firma Gli editoriali che pubblichiamo portano nomi e responsabilità. Non ospitiamo voci anonime, non ricicliamo comunicati, non costruiamo pezzi a partire da un titolo già scritto altrove. Chi scrive conosce il tema, lo ha seguito, e accetta di esporsi con una tesi riconoscibile anche quando è scomoda.
Il metodo redazionale Ogni rassegna stampa nasce da una selezione dichiarata: diciamo quali testate abbiamo letto, quali abbiamo escluso e perché. Lo stesso vale per gli editoriali, dove l'argomentazione tiene traccia delle obiezioni possibili invece di rimuoverle. Il lettore deve poter ricostruire il percorso, non solo il risultato.
Il confine che ci interessa Diritto di cronaca e presunzione di innocenza, rispetto delle vittime, uso delle intercettazioni: sono i terreni su cui il giornalismo italiano si gioca la credibilità. Su questi temi non cerchiamo la posizione comoda. Preferiamo un'analisi che lasci qualche domanda aperta a una conclusione che chiude tutto troppo presto.
Cosa cambia per chi legge L'effetto atteso non è convincere, ma restituire strumenti. Un lettore che riconosce i segnali di parzialità in una rassegna, che distingue un'indiscrezione da una prova, che sa perché un dettaglio non andava pubblicato, partecipa al dibattito civile con più peso. È questo il pubblico a cui ci rivolgiamo.

Le firme della redazione

Chi scrive su queste pagine lo fa con nome e cognome, spesso dopo anni passati tra aule di tribunale, sale stampa e redazioni di cronaca. Non è una squadra di opinionisti intercambiabili: ognuno porta un campo preciso, un metodo di lavoro e una dose di ostinazione che si vede nei pezzi.

Tre percorsi diversi, un'unica regola: nessun titolo costruito a tavolino prima di aver letto gli atti.

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